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Soci d’opera: e l’etica dove la mettiamo?

Mi riferisco all’articolo del signor Tettamanti apparso sul CdT lo scorso 7 giugno. In sostanza, vi si comparano le grandi ditte del dopoguerra con le megaditte di questi ultimi decenni senza precisare che, nel primo caso si trattava di capitalismo industriale e, nel secondo, di gigantismo finanziario in cui si sono spesso sostituiti gruppi speculativi.

In seguito, si afferma che il riconoscimento dei talenti sia positivo per la creazione di ricchezza. Che la differenza di potenziale crei energia e ricchezza è un fatto inoppugnabile: l’acqua a monte, cascando a valle, può azionare turbine, quella stagnante produce zanzare e ambienti malsani.

I manager vanno motivati economicamente. Il pensiero non può che correre a Elon Musk che, per sentirsi motivato chiede, per uno dei suoi vari lavori (Tesla), 56 miliardi di dollari mentre, allo stesso tempo, licenzia migliaia di dipendenti. Egoismo, corruzione sociale o perdita del senso della misura?

I manager devono essere misurati in base all’effettivo successo: quale? Di breve o di lungo termine? È indubbio che indurre un successo di breve termine può compromettere quello di lungo termine. Tettamanti precisa che i manager durano solo pochi anni, per cui deduco che si privilegiano i risultati di breve periodo.

I manager super pagati creano ricchezza e favoriscono la redistribuzione sociale, un’affermazione infelice considerato che, negli ultimi decenni, le condizioni sociali della classe media sono regredite.

I manager dovrebbero pagare per i loro errori. Può citare qualche caso in cui ciò sia già successo? Chi ha pagato per il crollo di Swissair o per il disastro Credit Suisse?

In Natura tutto è duale: non c’è, nell’Universo che conosciamo, una grandezza fisica che non sia limitata da un minimo e da un MASSIMO. Pertanto, l’arricchimento individuale illimitato è, oltre che un abominio sociale, innaturale.

Paghiamo pure i vertici aziendali ben più dei dipendenti ordinari ma si mantenga almeno un rapporto sensato, etico. In Giappone, negli anni ’80, il rapporto degli stipendi fra vertici aziendali e dipendenti era ben inferiore a quello che si registrava negli Stati Uniti. Oggi l’abnormità statunitense è dilagata a livello planetario.

Infine, i patrimoni. Garantiamo pure a chi crea ricchezza una vita inarrivabile per i comuni sapiens (100, 200 milioni di euro o dollari?), ma non permettiamo l’arricchimento illimitato individuale. Ha senso che l’attuale più ricco del mondo abbia un patrimonio individuale (210 miliardi di dollari) superiore ai PIL di 125 dei 187 Stati ONU?

Ne quid nimis: mai eccedere, era inciso nel tempio di Apollo a Delfi: deve avervi fatto riferimento il generale Dufour quando, nel 1847, ordinò alle truppe di non eccedere e di attenersi a severi criteri di umanità.

CdT – 26.06.2024 – Soci d’opera: e l’etica? (pdf)
CdT – 26.06.2024 – Soci d’opera: e l’etica?

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