Eventi e articoli

Qui trovi tutti gli eventi che ti consigliamo oltre ai comunicati stampa e agli articoli apparsi sui media.

 

Votazioni del 27 settembre 2026: Neutralità e sovranità alimentare: le ragioni del sì

Intervento di Maria Pia Ambrosetti – sulla neutralità –
alla conferenza stampa del 24.08.2026

Gentili rappresentanti dei media, signore e signori,

il conflitto russo-ucraino e la decisione della Svizzera di riprendere le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia hanno inferto un duro colpo alla credibilità della nostra neutralità. Non perché condannare un’aggressione sia incompatibile con essa, ma perché abbiamo rinunciato alla distanza necessaria per essere riconosciuti da tutte le parti come interlocutori imparziali.

Chi ha criticato questa scelta è stato spesso liquidato come “pro Putin”. Così si è evitato di rispondere nel merito alla vera domanda: adottare le sanzioni di un blocco geopolitico è compatibile con la funzione particolare della Svizzera?

Lo stesso sofisma propagandistico viene utilizzato oggi contro l’iniziativa: o le sanzioni, o la complicità con Putin. È un falso dilemma. Tra l’allineamento e l’approvazione della politica russa esiste una terza possibilità: la neutralità (ne uter significa: né l’uno né l’altro). Possiamo condannare l’invasione, aiutare le vittime e impedire l’elusione delle sanzioni altrui, conservando al tempo stesso la distanza necessaria per parlare con entrambe le parti.

Ma, soprattutto, una norma costituzionale permanente non può essere giudicata in funzione di un solo governante e di un solo conflitto. Putin passerà; cambieranno i capi di Stato, le alleanze e le guerre. La neutralità, invece, resterà e dovrà valere anche quando a violare il diritto internazionale saranno Paesi amici dell’Occidente.

La nostra neutralità non è fine a sé stessa né una semplice abitudine. Essa tutela l’indipendenza politica e la libertà intellettuale e morale di formulare giudizi autonomi. Lo Stato deve proteggere il diritto, non erigersi a tutore morale: non spetta alla Berna federale imporre a tutti una determinata interpretazione del mondo.

Al Governo non chiediamo indifferenza, ma il riserbo richiesto dalla neutralità. Le autorità non possono parlare come coscienza morale dell’intera nazione e compiere scelte di campo le cui conseguenze politiche ed economiche ricadono sui cittadini.

Il diritto internazionale, inoltre, non può essere applicato a geometria variabile. Se viene invocato contro la Russia, lo stesso metro deve valere per gli Stati Uniti, Israele e qualsiasi altro Paese. Altrimenti non difendiamo una regola universale: scegliamo semplicemente il nostro schieramento.

In una democrazia, gli argomenti si contrastano con altri argomenti e i fatti con altri fatti. Il caso di Jacques Baud è emblematico: l’Unione europea gli ha imposto il congelamento dei beni e il divieto d’ingresso e di transito, qualificandolo come portavoce della propaganda filorussa. Anche senza condividerle, colpire opinioni espresse pubblicamente con sanzioni personali, anziché confutarle nel merito, crea un precedente inquietante per la libertà di opinione. L’etichetta “pro Putin” non dimostra peraltro che egli abbia torto.

Il 27 settembre non voteremo su Putin. Voteremo sulla Svizzera: se debba allinearsi al campo del momento oppure rimanere indipendente, capace di difendersi, di parlare con tutti e di offrire a tutte le parti un luogo nel quale incontrarsi, un tavolo per le trattative e cercare una via verso la pace. Solo così ritorneremo ad avere una Svizzera forte e rispettata dai più.

Rovesciando la celebre massima di Vegezio, concluderei dicendo: «Si vis pacem, para pacem».

Grazie per l’attenzione

Torna in alto